Investire in Equity Crowdfunding

ll CrowdFunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di micro-finanziamento innovativa dal basso che mobilita persone e risorse. In termini generali, il “CrowdFunding” può essere definito come il processo con cui più persone conferiscono somme di denaro per finanziare un progetto utilizzando siti internet e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa. Si parla invece di “Equity CrowdFunding” quando tramite l’investimento on line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, secondo la definizione adottata da CONSOB, la “ricompensa” è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

L’Investitore è pregato di leggere attentamente quanto sotto riportato al fine di comprendere la natura dei rischi sottostanti l’eventuale investimento in Equity CrowdFunding.

  • Rischio di perdere il capitale: Le società che possono partecipare ad una campagna di Equity CrowdFunding, ovvero le “start-up”, di “start-up innovative”, di “PMI” e le “PMI innovative”, sono caratterizzate dal fatto di non essere quotate su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione. Questa peculiarità fa sì che esse costituiscono per il cliente-investitore un rischio d'investimento maggiore rispetto alla tradizionale partecipazione al capitale di una qualunque società quotata su un mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione. Si raccomanda pertanto agli utenti, data la natura e il rischio connesso a questo tipo di società, di assicurarsi che il capitale investito direttamente nell’Offerente o, indirettamente, in OICR o società di capitali che, a loro volta, investono prevalentemente in start-up o PMI innovative, non rappresenti una porzione significativa del proprio patrimonio e che non sia destinato ad un obiettivo d'investimento di breve o medio periodo.
  • Rischio illiquidità: Lo strumento finanziario di partecipazione al capitale di una start-up, start-up innovativa, PMI o PMI innovativa, è definito “ILLIQUIDO” ovvero trattasi di strumenti che potrebbero incontrare difficoltà di vario tipo in occasione della loro vendita come ad esempio la difficoltà di trovare una controparte interessata all'acquisto o a negoziare un prezzo di trasferimento senza dover praticare uno sconto più o meno forte. Tutto ciò si traduce nel rischio di realizzare un minor guadagno o una significativa perdita del capitale inizialmente investito.
  • Divieto di distribuzione di utili: L'articolo 25 del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221, prevede, per le startup innovative, il divieto di distribuire utili per tutto il periodo di durata della qualifica di startup innovativa (attualmente, di 60 mesi dalla data di iscrizione all'apposita Sezione Speciale per le startup innovative del Registro delle Imprese).
  • Benefici fiscali: Si informano gli utenti che i benefici sul trattamento fiscale dell’investimento in start-up innovative sono temporanei, pertanto si rimanda per i dettagli alle disposizioni tributarie vigenti. Per una panoramica complessiva delle agevolazioni riconosciute alle startup innovative si acceda la sezione Agevolazioni del sito (che riepiloga tutte le agevolazioni di cui beneficiano sia le startup o PMI innovative che gli investitori, con i relativi link ai testi della normativa vigente).
  • Deroghe al diritto societario per startup e PMI innovative: l'art. 26 del D. L. 18 ottobre 2012, n. 179 prevede una serie di disposizioni derogatorie rispetto alle disposizioni previste dalla normativa societaria in favore delle start-up innovative, poi estese anche alle PMI Innovative con il Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3 (“Investment Compact”), convertito con Legge del 24 marzo 2015, n. 33, in sintesi:
    1. facoltà di estendere di dodici mesi il periodo di c.d. "rinvio a nuovo" delle perdite (dalla chiusura dell'esercizio successivo alla chiusura del secondo esercizio successivo) e, nei casi di riduzione al di sotto del minimo legale, di consentire il differimento della decisione sulla ricapitalizzazione entro la chiusura dell'esercizio successivo;
    2. facoltà di utilizzare anche per le start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata istituti ammessi solo nelle S.p.A., in particolare la determinazione di diritti particolari attribuiti ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione, o l'emissione di strumenti finanziari partecipativi;
    3. facoltà di offrire al pubblico quote di partecipazione in start-up innovative costituite in forma di S.r.L., consentendo di facilitarne l'accesso al capitale indipendentemente dalla forma societaria prescelta (tramite i portali per la raccolta di capitali on line);
    4. facoltà di deroga al divieto assoluto di operazioni sulle proprie partecipazioni qualora l'operazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l'assegnazione di strumenti finanziari a dipendenti, collaboratori, componenti dell'organo amministrativo o prestatori di opere o servizi, anche professionali (stock options e work for equity);
    5. facoltà di emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il diritto di voto nelle decisioni dei soci.
  • Deroghe al diritto fallimentare (solo per le start-up innovative): in base all'articolo 31, comma 1, del D.L. n. 179/2012, in caso di crisi d'impresa, il legislatore ha escluso l'assoggettabilità delle start-up innovative alle procedure di cui al R.D. 16 marzo 1942 n. 267, quali il fallimento, il concordato preventivo e la liquidazione coatta amministrativa. Tale deroga opera esclusivamente:
    1. in presenza della qualifica di start-up innovativa;
    2. per un periodo temporale determinato, i primi 4 anni di attività dell'impresa a partire dalla data di costituzione, ed in costanza di tutti i requisiti previsti per le start up innovative dall'art. 25, comma 2
    Gli utenti sono pregati di notare che la composizione e la gestione della crisi d'impresa di una start up innovativa si risolve quindi con il procedimento di composizione della crisi da sovra indebitamento e di liquidazione del patrimonio di cui alla Legge n.3 del 27 gennaio 2012, uno strumento che permette di ridurre i tempi di liquidazione giudiziale, e soprattutto non si incentra sulla perdita di capacità dell'imprenditore – diversamente da quanto avviene nel fallimento e nelle altre procedure concorsuali – ma bensì sulla separazione del patrimonio societario riservato ai creditori.
    Si specifica inoltre che l'art. 31, commi 2 e 3, del D.L. n. 179/2012, prescrive un'altra agevolazione, stabilendo che, una volta decorso il termine di dodici mesi dall'iscrizione nel registro delle imprese del decreto di apertura della liquidazione della start-up innovativa, l'accesso ai dati dei relativi soci iscritti nel medesimo registro sia inibito al pubblico, anche nel caso in cui tali informazioni siano organizzate in banche dati, restando da quel momento riservato esclusivamente all'autorità giudiziaria e di vigilanza.

Per approfondire:


Ogni settimana novità sulle migliori StarUp, PMI e tutto il meglio dal mondo dell'innovazione